Quale futuro per lo sport di base?

Quale futuro per lo sport di base?

Lo scorso week end si è riunito a Roma il Consiglio nazionale del Centro Sportivo Italiano, un’occasione importante di confronto, finalmente in presenza, per “ ascoltare” le voci del territorio: è stato anche un momento per formalizzare alcuni  adempimenti burocratici- amministrativi non più derogabili.

Si è modificato prima di tutto  lo Statuto, alla presenza del notaio, per renderlo compatibile con l’iscrizione al RUNTS( Registro Unico Terzo Settore) così da poter avviar la richiesta, per il CSI, di personalità giuridica.

Nel dibattito, al quale ha partecipato anche il consigliere nazionale e presidente del Comitato CSI di Chiavari Cristiano Simonetti, è emerso che purtroppo i rapporti con le federazioni non sono ottimali in tutte le regioni: la Liguria è fortunatamente un’ “ isola felice” da questo punto di vista.

Sempre in alcune regioni viene segnalata come molto “ perniciosa” la diatriba CONI- Sport e Salute: una rivendicazione, anche legittima di competenze da parte di questi due organismi, che danneggia però chi lo sport lo fa in modo concreto, spesso fra mille difficoltà e sacrifici anche personali, sul territorio.

Sono state definite le modalità di svolgimento dei Campionati nazionali con la relativa programmazione.

Nascono tre nuove commissioni che si occuperanno di elaborare un nuovo “modello sportivo CSI”, di come programmare, decentrare ed organizzare al meglio  le manifestazioni nazionali( fra i componenti di questa anche Cristiano Simonetti).

La terza commissione ha come obbiettivo il reclutamento di arbitri e giudici di gara in un periodo in cui le “ vocazioni” sono letteralmente crollate.

Fra qualche settimana ci sarà un nuovo sito del CSI nazionale, maggiormente al passo con i tempi, moderno, performante, con una parte, “Vita CSI”, dedicata in modo specifico all’attività dei comitati territoriali.

Da gennaio è previsto anche un programma televisivo di venti minuti, visibile anche su circuiti regionali, curato da Federico Alborghetti.

Nel corso dei lavori del Consiglio Nazionale è emersa la necessità di formare giovani dirigenti per un ricambio generazionale ineludibile: responsabilizzarli, dare loro fiducia, anche se sbagliano.

Come spesso accade gli stimoli e le parole più profonde sono arrivate da don Alessio Albertini, assistente spirituale nazionale del CSI, che ha chiesto “ se sappiamo chi siamo, dove andiamo, cosa facciamo?”.

Sempre don Alessio ha rimarcato che purtroppo solo il 10% degli atleti coinvolti alle finali nazionali degli sport di squadra partecipa alla Santa Messa che solitamente apre o chiude la manifestazione.

Anche qui è interessante chiedersi perché visto che il CSI ha una chiara matrice cattolica, non confessionale, e non si sa quanto dirigenti, tecnici ed allenatori ne siano oramai più consapevoli.

Sono domande, forse anche un pò provocatorie ed “urticanti”, che si inseriscono in un contesto generale sempre più complesso, di difficile interpretazione, di sofferenza.

In occasione della Giornata mondiale per i diritti dell’infanzia, il 20 novembre scorso, era stato presentato il report del gruppo Crc, del quale anche il Centro Sportivo Italiano fa parte.

Si tratta di un’analisi ricca di riferimenti  significativi per chi abbia a cuore la tutela dei minori: attività motoria, sportiva, gioco e socialità sono ingredienti fondamentali per la crescita dei bambini.

L’”Agenda per l’infanzia e l’adolescenza” ha segnalato in modo drammatico, con cifre crude, il tema generale della povertà.

I soggetti che vogliono, a vario titolo e con le loro diverse competenze, intraprendere sfide educative efficaci non  possono prescindere da questi numeri: il 2.8 % dei bambini in Italia non mangia in modo sufficiente, il 41.6% vive in abitazioni sovraffollate, il 12.8% in case prive di alcuni servizi o con problemi strutturali.

Una povertà economica che è sempre correlata a quella educativa: nel nostro Paese il 24.7% dei minori dai 3 ai 17 anni non fa sport e solo il 53.6% degli alunni della scuola primaria frequentano una mensa.

Sono dati che dice il presidente nazionale Vittorio Bosio” devono far riflettere anche il CSI. Tutelare il diritto allo sport non è solo qualcosa da mettere nella Costituzione, ma per il Centro Sportivo Italiano una scelta di coerenza con la sua storia e di responsabilità sociale nei confronti dei bambini e dei più giovani.”

                                    

 

 

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