Presidenti regionali CSI a Roma

Presidenti regionali CSI a Roma

Lo scorso week end a Roma, nel Salone dell’Azione Cattolica in via Della Conciliazione, il presidente nazionale del Centro Sportivo Italiano Vittorio Bosio ha incontrato i presidenti dei comitati regionali per analizzare le problematiche più urgenti, in un contesto normativo, fiscale ed assicurativo molto complesso.

I dirigenti territoriali sono sempre più impegnati nell’operatività incombente, con le difficoltà di gestire l’attività, di incrementare i tesseramenti che portano risorse, e sempre minor tempo per vivere davvero i momenti qualificanti associativi e continuare a nutrire l’essenza del proprio “essere CSI”.

“E’ stato un confronto molto franco con la presidenza nazionale soprattutto per quanto riguarda la posizione dei comitati regionali e delle loro competenze. Dovranno avere in futuro, tema del quale si parla da anni senza arrivare a qualcosa di concreto, una funzione di controllo e supporto ai comitati territoriali. E’ emerso– dice Luca Verardo Presidente CSI Liguria- che esiste il problema dei contributi che dipendono dal numero dei tesserati. Rispetto ad altri EPS quelli del Centro Sportivo sono numeri veri, di persone che fanno veramente attività, il presidente Biosio ci ha spronato, pur riconoscendo questa situazione, ad incrementarli comunque.”

Le anticipazioni del bilancio sono comunque confortanti ed ai presidenti regionali è stato assicurato che sarà disponibili un “fondino” per svolgere attività specifiche sul territorio.

“Si è trattato di un momento di incontro molto importante per condividere le linee per la gestione delle varie attività, per riflettere insieme, per raccogliere indicazioni e pareri per come essere sempre vicini ai territori. Voglio esprimere- ha detto Vittorio Bosio Presidente Nazionale CSI- un forte ringraziamento a tutti per le fatiche fatte insieme e per la disponibilità dimostrata. Il  nostro compito è quello di trovare la strada per mantenere fede all’impegno che ci siamo assunti, ricercando il senso di appartenenza e le motivazioni che rendono possibile quello che facciamo. Non possiamo trasformarci in un’azienda ma contemporaneamente non possiamo essere fuori dai tempi perché rischiamo di essere messi fuori, se non ai margini, del contesto sportivo”.

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